Aggiornamenti e notizie da “Girandola” e dal suo presidente. (Aprile 2004)
Come diceva Voltaire per bocca
di un suo personaggio (Candide) forse la felicità è coltivare il proprio
orticello.Cercando, come tutti , di
perseguireprima o poi questacondizione,
continuiamo acoltivare il nostro
orticello, che poi è quello che ci siamo posti per missione: approfondire il problema delle malformazioni
vascolari ed imparare a “curare bene” i nostri grandi e piccolipazienti.
In nuova Zelanda a Wellington,
dove quest'anno, dal 22 al 25 febbraio, si teneva il biennale “workshop “ (il
15° della serie) per gli addetti ai lavori, abbiamo ritrovato vecchi amici
impegnati come noi a coltivare con tenacia questo “orticello” sempre più
rigoglioso per nuove conquiste, acquisizioni e proposte tecnologiche.
Raramente, lasciatecelo dire, i
congressi tradizionali, lasciano il segno, tutt'al più qualche spunto di
riflessione sulla professione medica, sulla esigenza di mettersi in mostra, di
parlarsi addosso e di far carriera, raramente si va per imparare. Nei workshops
dell'ISSVA (International Society for study of Vascular Anomalies) è diverso: si
partecipa per ascoltare, per vedere, e
per discutere, relazione dopo relazione, e caso per caso. E' confortante per chi
si occupa di patologie rare e di casi ritenuti “unici” vedere proiettati ed
illustrati casi molto simili ai propri e confrontare le soluzioni che avevamo
adottato con quelle proposte dal relatore di turno.
Ma veniamo a qualche novità
emersa a Wellington.
Nel campo degli angiomi infantili sono state
definitivamente identificate 2 categorie dei rari angiomi congeniti:i cosiddetti NICH e i cosiddetti RICH.I primi non vanno incontro ad involuzione
spontaneae vanno quindi operati (
Non Involuting Congenital Hemangioma). I secondi sembrano avere esaurito nel
corso della vita embrionale il loro potenziale evolutivo e si tratterà quindi di
correggere gli esiti antiestetici (Rapidly Involuting Congenital Hemangioma).
Sono stati altresì definiti alcuni “markers” nel sangue ed altri test
(immunoistochimici) che permetterebbero di distinguere vari tipi di emangiomi.
L'endotelio proliferante degli emangiomi proverebbe poi dai monociti (questo
finalmente spiegherebbe l'efficacia del cortisone nell'inibirne la crescita).
Nel campo delle malformazioni vascolari qualche novità è
emersa circa le basi molecolari e geniche dei disordini nell'angiogenesi che
conducono allo sviluppo dei difetti congeniti. Ma pensare ad una prevenzione o
ad una cura genica in questo campo è senz'altro prematuro. E a proposito di
angiogenesialcune ricerche fanno
pensare che anche nell'adulto continui una neoformazione di vasi simile a quello
che avviene nei tumori: il che spiegherebbe come sia difficile ottenere un
risultato radicale e definitivo nella cura delle malformazioni artero-venose (il
nostro maestro il prof. Malan l'aveva intuito 30 anni fa !).
Perquanto riguarda il trattamento delle
malformazioni venose ed artero-venose sempre più affermatala tecnica di sclerosi con l'alcool (da
adottarsi con cautela e in casi selezionati, diciamo noi).